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linguaglossaGeografia

Linguaglossa si trova sul versante nord-est dell'Etna. È uno dei comuni del Parco dell'Etna e il suo territorio si estende fino alla sommità del vulcano, comprendendo anche la vasta Pineta Ragabo.

Il centro abitato si trova a 550 metri s.l.m., lungo la statale SS120. Dal centro si diparte la strada "Mareneve" che porta verso la Pineta Ragabo e verso le stazioni sciistiche a Piano Provenzana a 1800m d'altezza. Da Linguaglossa passa anche la ferrovia Circumetnea.

Dista 41 km da Catania nord e 54 da Messina sud.

Storia

Il nome "Linguaglossa" può trarre in inganno perché sembrerebbe la ripetizione della stessa parola "lingua" in italiano ed in greco. In realtà il nome d'origine è "Linguagrossa", come tuttora scritto sul palazzo comunale. Le origini di quest'ultimo nome non sono certe: potrebbe derivare dalla forma di lingua della vallata in cui sorge che il paese; oppure dalle sette lingue di lava sul quale, seconda la tradizione, il paese è stato costruito.

La leggenda vuole invece che qui abitasse un fabbro ferraio molto ciarlone, soprannominato perciò "Mastro Lingua Grossa".

La prima traccia dell'esistenza di Linguaglossa risale al 1145

Economia

L'economia di Linguaglossa è stata storicamente legata alla produzione di vino, alla coltivazione delle nocciole, e allo sfruttamento della Pineta Ragabo per il legno.

Anticamente anche la neve che d'inverno si accumula sull'Etna era fonte di guadagno: veniva conservata, schiacciandola, fino all'estate, e veniva rivenduta ai bar di Catania per la preparazione delle granite.

Oggigiorno molte attività sono legate al turismo: escursioni al cratere, sport invernali, soggiorni in pineta etc.

Cultura

Ricorrenze

  • La festa del santo patrono, Sant'Egidio Abate, ricorre il 1° settembre, ed è solitamente preceduta e seguita da manifestazioni folkloristiche e culturali

  • S.Rocco, per il quale esista una fervida devozione, viene festeggiato per l'intera settimana intorno alla sua ricorrenza (16 agosto). In questa occasione vengono svolti giochi tradizionali, quali la "corsa nei sacchi" e la "scassata dei catùsi".

Feste, fiere

Oltre alle succitate feste di origine religiosa, altre manifestazioni hanno luogo nel corso dell'anno:

Carnevale viene di solito festeggiato con balli in maschera in piazza e spesso anche carri mascherati Durante il mese d'agosto diversi eventi permettono di attirare i turisti (spettacoli teatrali all'aperto, proiezione di films, tornei di beach volley e calcetto, ...) A settembre la Festa del Boscaiolo serve a rinnovare il legame con la Pineta Ragabo Per Natale vengono talvolta organizzati presepi viventi o mostre di mestieri antichi La festa della Libera Azione con all'interno Etna Sound Festival, kermesse di musica rock alternativa che si tiene ogni anno il 25 di Aprile, in occasione della festa della Liberazione dal Nazi-Fascismo

Presso la Pro Loco è possibile visitare tutto l'anno il Museo Etnografico e diverse altre mostre inerenti al paese.

E' stata ripresa da qualche anno la Festa dell'Etna, che a fine agosto richiama di nuovo folle di turisti con spettacoli folkloristici di tutto il mondo e la tradizionale salsicciata, che prima dell'eruzione del 2002 si svolgeva a Piano Provenzana o a piano Pernicana dove si trova una bellissima cappella con la Madonnina della Pineta, piena di Ex-voto.

Architettura

Linguaglossa ospita più di dieci chiese, alcune delle quali oramai sconsacrate. Tra le altre:

  • la Chiesa Madre, detta Matrice, ospita un coro ligneo del 1700

  • la chiesa di San Francesco di Paola, del XVI secolo, ospita una statua della Madonna del Gagini

Pressi il convento dei Cappuccini si trova una custodia in legno di Pietro Bencivinni.

Le vie principali di Linguaglossa sono lastricate di bàsole di pietra lavica, come vuole la tradizione dei luoghi.

Nel paese sorgono due grandi ville:

  • la Piazza dei Vespri Siciliani (più comunemente nota come Piazza Giardino). Costruita negli anni 60, si narra che lo spiazzo centrale dovesse ospitare un'opera di Francesco Messina.

  • la Villa Milana (nota come Villa S. Rocco), al cui centro sorge la Fontana dei Mori.

Gastronomia

Prodotti locali per cui Linguaglossa è nota:

  • le salcicce al ceppo

  • il vino

Come altri paesi della Sicilia orientale, si possono trovare a Linguaglossa dolci tipici quali

  • le paste di mandorla (anche aromarizzate all'arancia), di nocciola o di pistacchio

  • i mastazzoli

  • le granite

  • i torroncini

Linguaglossa e l'Etna

La leggenda di Sant'Egidio

Sant'Egidio Abate è divenuto patrono di Linguaglossa grazie ad un miracolo, descritto nella seguente leggenda.

In una delle innumerevoli eruzioni dell'Etna, la lava era oramai giunta alle porte del paese. Tutti gli abitanti erano dunque fuggiti sulle colline intorno, per guardare, impotenti, l'imminente distruzione del paese, rimasto deserto.

Tuttavia una vecchietta paralitica era stata dimenticata da tutti nella sua misera abitazione. A questa vecchietta apparve Sant'Egidio, che le disse di andare a suonare le campane della sua chiesa, e di far porre il suo bastone dinanzi alla lava. Miracolosamente, la vecchietta riuscì ad alzarsi, a raggiungere la chiesa e a suonare le campane.

Sentendo il suono delle campane, tutti si diressero verso la chiesa, dove la vecchietta riferì l'apparizione del santo e le istruzioni ricevute. Come suggerito dal santo, il suo bastone fu preso dalla chiesa e posto dinanzi alla lava. E, miracolosamente, la lava si fermò, risparmiando il paese dalla distruzione.

Si noti che porre la statua del santo (o un suo cimelio) dinanzi alla lava per arrestarne il corso è un avvenimento tipico in tutto il circondario, ad ogni eruzione che minaccia l'abitato dei paesi.

Le eruzioni

Secondo una leggenda, Linguaglossa fu fondata su sette strati di lava.

I linguaglossesi, come gli abitanti di altri paesi sulle pendici dell'Etna, hanno sempre avuto un rapporto particolare col vulcano, chiamato a Muntagna. Ed ogniqualvolta si sentono forti rumori, la voce sulla bocca di tutti è a Muntagna scassau.

Spesso si tratta di semplici sbuffate di fumo, o di eruzioni di lava che non minacciano da vicino il paese. Qualche volta, però, le eruzioni possono creare gravi danni alle cose (sebbene difficilmente mettano in pericolo la vita degli uomini).

L'ultima grande eruzione risale al 2002. La lava, in quella occasione, ricoprì interamente le strutture turistiche di Piano Provenzana, parte della Pineta Ragabo e della strada Mareneve.

eruzione1psL'Etna è un vulcano attivo che si trova sulla costa orientale della Sicilia (Italia), tra Catania e Messina. È il vulcano attivo più alto d'Europa e uno dei maggiori al mondo. La sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni, ma si aggira attualmente sui 3.340 m. s.l.m. Il suo diametro è di circa 45 chilometri.

Etimologia e leggende

L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna, nome che deriva dalla parola greca aitho (bruciare) o dalla parola fenicia attano. Gli Arabi chiamavano la montagna Jabal al-burkān o Jabal Ama iqilliyya ("vulcano" o "montagna somma della Sicilia"); questo nome fu più tardi storpiato in Mons Gibel e successivamente, nel Medioevo, in Mongibello, che deriva dall'italiano "monte" e dall'arabo "jebel" con il medesimo significato (si noti che questa particolarità onomastica bi-lessicale è presente nell'area anche con il toponimo Linguaglossa, con "lingua" che deriva dal Latino e "glossa" - con lo stesso significato - che deriva invece dal Greco).

Le eruzioni regolari della montagna, spesso drammatiche, l'hanno reso un argomento di grande interesse per la mitologia classica e le credenze popolari; si è infatti cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite vari dei e giganti della leggenda romana e greca.

A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne ucciso e fu bruciato nell'Etna. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranus e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il mondo dei morti greco, Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.

Su Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., venne detto che si buttò nel cratere del vulcano, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia. Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di Santa Agata, il popolo di Catania prese il velo rosso della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e lampi.

Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra ora risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto durante il suo regno.

La genesi del vulcano Etna

Come tutti i vulcani l'Etna si è formato nel corso dei millenni con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 600.000 anni fa, nel Quaternario. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo. Si ritiene che tra 200 e 100.000 anni fa questi coni entrarono in una nuova fase di attività eruttiva emettendo lave di altro tipo, alcalo-basaltiche.

 Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è oggi inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II. Il sistema esplose circa 64.000 anni fa dando luogo ad una tremenda eruzione che svuotò la camera magmatica, di conseguenza il complesso vulcanico collassò e diede origine all'immensa caldera detta Valle del Bove profonda mille metri e larga cinquemila. Il collasso del vulcano che con le sue eruzioni ormai aveva riempito quasi del tutto il golfo preesistente, portò ad un lungo periodo durato circa 30.000 anni in cui si alternavano fasi di effusione lavica basaltica a fasi esplosive violente con formazione di tufi e altri prodotti piroclastici; al termine del periodo, un nuovo grande cono laterale, ancora più ad ovest, entrò in attività. Era nato il Mongibello, che è quello che forma il complesso ancor oggi in attività.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; le lave son ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti come la Bocca Nuova e il cratere di Nord-est. Il vulcano attuale è ricoperto inoltre di piccole bocche laterali, dette effimere, prodotte dalle varie eruzioni nel tempo. Un cono abbastanza anomalo è quello di Mojo molto a nord e decentrato, cono che entrò improvvisamente in eruzione, nel medioevo, a ridosso del villaggio abitato costringendo gli abitanti a una precipitosa fuga verso i monti.

L'attività vulcanica dell'Etna

 L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamento ed emissione di cenere vulcanica a cui fa seguito un emissione di magma abbastanza fluido all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo a causa della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti o di palese imprudenza come quello dell'improvvisa esplosione di massi del 1979 che uccise nove turisti e ne ferì una decina di altri avventuratisi fino al cratere appena spento. A memoria storica si ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Lo tsunami del VII millennio a.c.

È stata recentemente documentata una gigantesca frana che precipitò verso il mar Jonio circa 8000 anni a.C., demolendo circa 1/10 del cono sommitale del vulcano e provocando un immane tsunami verso il Mediterraneo orientale e sud orientale[1]. Lo Stretto di Messina avrebbe invece fatto da barriera allo tsunami verso il Mediterraneo occidentale. Non è ancora chiaro se la frana sia stata provocata da un'eruzione o da un terremoto.

Le prove sono state raccolte attraverso sondaggi stratigrafici dei fondali; le coste attuali invece non manterrebbero traccia dello tsunami, a causa dell'elevazione del livello del mare seguita all'ultima deglaciazione.

La simulazione al computer dell'evento catastrofico mostra l'onda di tsunami che in 4 ore si diffonde attraverso lo Jonio - prima verso la Calabria, con onde di 40 metri, poi verso l'Albania e la Grecia occidentale, con onde di 13-15 metri, poi raggiungendo Egitto e Libia verso sud con ondate di 8-13 metri, arrivando infine alle coste più orientali del Mediterraneo (Libano, Israele - dove è attestata una traccia dell'effetto dello tsunami su insediamenti umani - e Siria) con ondate da "soli" 4 metri.

A questa catastrofe potrebbe riferirsi la memoria della distruzione di Atlantide, citata da Platone come informazione ricevuta dai sacerdoti egiziani (il che confermerebbe, per inciso, l'ipotesi della localizzazione delle Colonne d'Ercole nello Stretto di Sicilia avanzata nella ricerca di Sergio Frau).

Eruzioni notevoli in periodo storico

L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614 che durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota più bassa di 975 m.s.l.m. , al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche oggi visitabili come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva che raggiunse e superò dal lato occidentale la città di Catania distruggendone la parte esterna alle mura, circondando il Castello Ursino che sorgeva su uno sperone roccioso allungato sul mare e superandolo creò oltre un chilometro di nuova terraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse Nicolosi e danneggiò Trecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e sopra Nicolosi iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso, Mompilieri, Camporotondo, San Pietro Clarenza, San Giovanni Galermo (oggi frazione di Catania) e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare; si formarono i due coni piroclastici che oggi sono denominati Monti Rossi e si trovano a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.

 Nel 1928, i primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo che portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e prima di distruggere Mascali minacciò anche Sant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 Aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò l'attuale cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'osservatorio Vulcanologico e la Funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800 m.s.l.m. che raggiunse Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi.

L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa; in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140 : Le lave emesse, molto fluide raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea e un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Un altro proseguendo tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina Randazzo delle Ferrovie dello Stato proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette un disastro ecologico per tutta la pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 mt.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni , con 100 milioni di mc. di lava emessi e per la distruzione ulteriore di impianti sportivi e della funivia dell'Etna anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con enormi sacrifici umani date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli nei quali gli artificieri immisero delle cariche che vennero fatte esplodere tutte in una volta. La colata venne deviata ma il successo fu solo tecnico. L'eruzione ebbe termine ben presto.

Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (473 giorni) con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 mt a 2400 mt. s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoperse la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione venne giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e pertanto venne messa in opera con un vero tour de force una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In 20 giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che per due mesi resse la spinta del fronte lavico che non avanzò più ulteriormente oltre. La tecnica dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio si è rivelata efficace anche nel tentativo di salvataggio del Rifugio Sapienza nel corso dell'eruzione 2001, ed è stata oggetto di studio da parte di equipes internazionali e giapponesi.

Cronologia delle eruzioni in periodo storico

  • XIII secolo AC -

  • 123 a.C. - Viene distrutta la città di Catania.

  • 394 a.C. - Investì il territorio a nord di Acireale (Bosco d'Aci).

  • 475 DC -

  • 1169 - Distrutta Catania;

  • 1329 - Una parte della colata invase il territorio di Mascali mentre l'altra si spinse a nord di Acireale. Una terza colata minacciò Catania;

  • 1381 - Raggiunse Catania coprendo il porto di Ognina e seppellendo il fiume omonimo;

  • 1408 - Investì Pedara e Trecastagni;

  • 1444 - Minacciò Catania;

  • 1556 - La lava giunse fino a Linguaglossa;

  • 1614 - L'eruzione più lunga del periodo storico;

  • 1669 - Lava dai Monti Rossi,a nord di Nicolosi. Distrutti: Belpasso e altri tredici comuni; raggiunta e circondata Catania; creata nuova terraferma per alcuni chilometri a sud-ovest della città; scompare il fiume Amenano e il Lago di Nicito

  • 1910 - minacciò Belpasso.

  • 1928 - Eruzione di Mascali: distruzione della città di Mascali, interruzione della Ferrovia Circumetnea, della ferrovia Messina-Catania e della Strada Statale 114 Orientale Sicula.

  • 1947 -

  • 1950-1951 - Eruzione a nord di Milo: durò 372 giorni con l'emissione di 171 milioni di metri cubi di lava da quota 2800 e 2250 m.s.l.m. est;

  • 1971 - Dal 5 aprile al 7 maggio diverse bocche intorno a quota 3000 sul fianco del cratere di sud est. Dal 7 maggio al 12 giugno, ben 7 fessure da quota 2800 a quota 1800 nella valle del Leone. La colata che partì dalla quota più bassa, appena sopra il rifugio Citelli, spinse un imponente fronte lavico fino ai margini dell'abitato di Fornazzo (Milo);

  • 1979 -

  • 1981 - L'eruzione di Randazzo, che lambì la periferia e interruppe la Circumetnea e la statale Linguaglossa-Randazzo.

  • 1983 - Il primo tentativo al mondo di deviare una colata lavica con l'uso di esplosivi;

  • 1991 -

  • 1992 - L'eruzione di Zafferana, una delle più lunghe ed importanti fra quelle recenti;

  • 2000 -

  • 2001-2002 - Una grande eruzione che fu vista anche dallo spazio. La polvere dell'eruzione giunse anche in Libia;

  • 2004 - Eruzione del cratere di Sud-Est;

  • 2006 - Eruzione del cratere di Sud-Est.

Turismo e ambiente

Il territorio del vulcano è tutto un mondo di ambienti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo soprattutto dal lato ovest dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano i fitti boschi. Al di sopra dei 1500 m, in inverno, è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Questa è raggiungibile agevolmente dai versanti sud e nord. Di conseguenza sull'Etna si trovavano anche due stazioni sciistiche la cui particolarità è quella di poter sciare sulla neve potendo osservare il mare. Da quella Sud del Rifugio Sapienza, nel territorio di Nicolosi, è possibile ammirare tutto il golfo di Catania e la valle del Simeto. Nelle piste a Nord, quelle di Piano Provenzana in territorio di Linguaglossa, lo scenario che si apre d'innanzi comprende Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001, quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'Autunno del 2002.

 Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud, Nicolosi, sono state protagoniste della "Tre giorni Internazionale dell'Etna" gara di sci alpino che vedeva alla partenza i grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo.Poi con il passare degli anni e con l'avvento del professionismo esasperato in tutte le discipline sportive, questa gara non ha più avuto luogo.

L'Etna è anche meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in virtu' del fatto che è uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere a portata di mano di chiunque avendo a supporto ogni tipo di mezzo di comunicazione per raggiungerlo. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano fino ai crateri sommitali. Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata giunge fino ai 900 m.s.l.m. mentre le zone coltivate e boschive vanno fin oltre i 1500 metri. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale che è meta di turisti amanti della natura e di un sano relax.

Nel dialetto catanese il vulcano è chiamato anche semplicemente 'a muntagna.

Sull'Etna e' inoltre possibile praticare sport invernali: sci, sci di fondo, scialpinismo e snowboard. L'innevamento garantisce l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) da meta' dicembre a meta' aprile. Viene comunque praticato lo scialpinismo fino alla fine della primavera. Nel versante sud (Rifugio Sapienza, Nicolosi) si puo' usufruire di una cabinovia, di una seggiovia e di uno skilift, godendo dello splendido panorama sul Golfo di Catania. Mentre il versante nord (Piano Provenzana, Linguaglossa) e' dotato di due skilift, ma sono iniziati i lavori per la costruzione di una seggiovia. Il panorama del versante nord offre una strepitosa visuale su Taormina, lo Stretto di Messina e le Isole Eolie. In questo versante si segnala inoltre la presenza di uno snowpark, preso d'assalto dagli snowboarder di Sicilia e Calabria. Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della lava. In pochi anni pero' si e' riuscito a garantire nuovamente l'apertura, parziale, degli impianti

Castagno dei 100 cavalli

L'albero si trova nel bosco di Carpineto, nel versante orientale del vulcano Etna, in un'area tutelata dal Parco Regionale dell'Etna.

Il castagno oggi

Diversi botanici concordano che avrebbe dai due ai quattro mila anni di vita e secondo il botanico torinese Bruno Peyronel è l'albero più antico d'Europa ed il più grande d'Italia (1982) [2].

Le prime notizie storiche certe sul Castagno dei Cento Cavalli furono fornite dal De Amodeo, Carrera e da altri nel XVI secolo. Pietro Carrera ne Il Mongibello (1636), descrisse maestoso il tronco e l'albero capace di ospitare nel suo interno trenta cavalli. Successivamente ne parlerà Antonio Filoteo (1611).

Il 21 agosto 1745 venne emanato un primo atto dal Tribunale dell'Ordine del Real Patrimonio di Sicilia [3]che tutelava istituzionalmente il Castagno dei Cento Cavalli ed il vicino Castagno Nave. Visto il periodo (fine del XVIII secolo) è un atto da annoverare fra i primati della tutela ambientale.

L'insigne naturalista catanese Giuseppe Recupero in Storia naturale e generale dell'Etna descriveva dettagliatamente l'albero, cercò di fornire diverse prove e dimostrazioni sulla unicità dalla pianta (allora era in discussione se fossero più alberi) e narrò che nell'anno 1766 trovò la casa molto deteriorata [4](esisteva una casa sotto le fronde del castagno, si può notare nel quadro di Jean Houel).

Castagno dei Cento Cavalli (J.Houel, XVIII secolo)

Sarà ritratto da molti viaggiatori del Grand Tour, fra questi Patrick Brydone e Jean Houel, che, nella sua opera Voyage de la Sicile, de Malta e Lipari, lo descriverà e ritrarrà nel 1787. Queste le parole con cui l'artista lo descrive in uno stralcio della sua opera:

..."La sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può esprimere la sensazione provata nel descriverlo. Mi feci inoltre, dai dotti del villaggio raccontare la storia di questo albero (che) si chiama dei cento cavalli in causa della vasta estensione della sua ombra. Mi dissero come la regina Giovanna I d'Aragona recandosi dalla Spagna a Napoli, si fermasse in Sicilia e andasse a visitare l'Etna, accompagnata da tutta la nobiltà di Catania stando a cavallo con essa, come tutto il suo seguito. Essendo sopravvenuto un temporale, essa si rifugiò sotto quest'albero, il cui vasto fogliame bastò per riparare dalla pioggia questa regina e tutti i suoi cavalieri"...

A seguito del dipinto e delle belle parole che Houel dedicò all'artista, in tempi recenti l'amministrazione comunale ha deciso di dedicargli una Via, proprio nei pressi dell'albero.

Inoltre questo sarà oggetto di studio da Alberto Fortis in Della coltura del castagno (1780), che lo troverà degradato [5].

Nel 1923 l'albero subirà un incendio che lo intaccherà nel tronco principale (voci popolari parlano di vendetta di alcuni abitanti di Giarre, per l'autonomia amministrativa ottenuta dal paese di Sant'Alfio proprio dal comune giarrese)

Il Castagno fu preminentemente proprietà di nobili famiglie locali (fra cui i Caltabiano) e venne usato come luogo di conviviali e banchetti per ospiti illustri. Nel 1965 il castagno fu espropriato e dichiarato monumento nazionale. Solo alla fine del XX secolo alcuni enti locali hanno avviato una serie di studi per tutelare e conservare il castagno.

Il programma televisivo scientifico Super Quark, trasmesso sul canale Rai Uno, studiò il DNA, prelevato dal castagno. Con i risultati, affermò che il castagno potrebbe avere la più grande circonferenza del mondo[6], prima di un grande cipresso presente in Messico e largo 38 mt. Ma questa affermazione è ora al vaglio degli studiosi, perché si sta discutendo nuovamente della unicità dell'albero.

Il castagno oggi

Il castagno, (Castanea sativa), misura circa 22 mt di circonferenza del tronco, per 22 mt d'altezza. [7]
In realtà oggi si presenta costituito da tre
polle (fusti), rispettivamente di 13, 20, e 21 mt; su queste polle è vivo il dibattito sulla unicità della pianta. Negli ultimi anni il libro dei Guinness dei primati ha registrato il Castagno, come l'albero più grande del mondo, per la rilevazione del 1780, quando furono misurati ben 57,9 mt di circonferenza.
Posizione geografica : 37° 45' 00.50" N - 15° 07' 49.00" E

Altri alberi plurisecolari etnei

Nelle vicinanze dell'albero, a circa quattrocento metri, si trova un altro castagno con almeno mille anni di vita, il Castagno Nave (chiamato anche Castagno S.Agata o Arrusbigghiasonnu - risveglia sonno - forse per il cinguettio degli uccelli o forse per le fronde basse che destavano improvvisamente dal sonno qualche carrettiere passante). Questo castagno sarebbe, secondo alcuni studi, il secondo per antichità e grandezza in Italia. La circonferenza misura 20 mt ed è alto 19 mt[8].

Sempre nel versante orientale dell'Etna, ma in territorio di Milo, si trova un leccio (specie di quercia) quasi millenario: l'Ilice di Carrinu. La circonferenza 4 mt ed è alto 19 mt[9].

La leggenda

Si narra che una Regina, con al seguito cento cavalieri e dame fu sorpresa da un temporale, durante una battuta di caccia, nelle vicinanze dell'albero e proprio sotto i rami trovò riparo con tutto il numeroso seguito. Il temporale continuò fino a sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito.
Non si sa bene quale possa essere la regina, secondo alcuni si tratterebbe di Giovanna I d'Aragona, secondo altri Giovanna I d'Angiò ed è così che la leggenda verrà collegata all'insurrezione del Vespro (XIV-XV secolo). Ma è tutto, molto probabilmente, frutto della semplice fantasia popolare. Ad esempio la regina Giovanna d'Angiò, pur essendo nota per una certa dissolutezza nelle relazioni amorose, è quasi certo che non fu mai in Sicilia
[10].

Traendo spunto dalla leggenda, alcuni poeti cantarono del castagno e della regina, fra questi vanno citati Giuseppe Borrello e Giuseppe Villaroel che furono fra i maggiori poeti dialettali catanesi del XIX secolo, e Carlo Parini

golealcantaraLe Gole dell'Alcantara sono situate nella Valle dell'Alcantara in Sicilia. Sono delle gole alte fino a 20 metri e larghe 4-5 metri, scavata nel corso di migliaia di anni dall'omonimo fiume.

Il fiume Alcantara scorre tra pietra lavica che forma il suo alveo caratteristico. Vicino a Francavilla di Sicilia sul territorio di Motta Camastra si trova la gola più impressionante dell'Alcantara.

La particolarità di questa gola consiste nella struttura delle pareti, create da una colata di lava basica (povera di silicio ma ricca di ferro, magnesio e calcio). La lava si è poi raffredata lentamente, permettendo di creare forme prismatiche pentagonali ed esagonali. Questa formazione, associata con l'erosione dell'acqua nel corso di decine di migliaia di anni, ha creato le colonne di basalto caratteristiche della gola.

Accessi

Da Messina percorrere la SS n.114 (che va fino a Catania), deviare presso Giardini Naxos verso la SS n.185 e dopo pochi chilometri si raggiungono le Gole dell'Alcàntara. Via Autostrada da Messina: Imboccare l' Autostrada A18 in direzione Catania ed uscire a Giardini Naxos. Da Catania: Imboccare l' Autostrada A18 in direzione Messina ed uscire a Giardini Naxos.

Storia

L'Alcantara anticamente era chiamato dai Greci Akesines e dai Romani Onobola. Il nome attuale deriva dal termine di origine araba Al qantar (il ponte).

Dietro i ruderi del Castello, nel territorio di Francavilla di Sicilia, vi sono preziose testimonianze di archeologia industriale; l'energia cinetica dell'acqua che si trasforma in energia elettrica: vecchie turbine, paratoie, e poi giù, nella frazione di Fondaco di Motta Camastra, e dopo su per la condotta forzata, il primo salto e... fu la luce; la prima produzione di energia elettrica, fra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. È per questa preziosa fonte di energia, che da Taormina, i turisti dell'800, partivano in carrozza alla volta di Francavilla per le cure termali (acque sulfuree) e soggiornavano all'Hotel du Chateaux avec la lumière electrique, come si legge in un depliant turistico edito in Svizzera.

teatroStoria

Sull'origine di Taormina (Tauromenion, Tauromenium) molte sono le notizie, ma incerte per documentazione e poco attendibili.

Diodoro Siculo nel 14° libro attesta che i Siculi abitavano la rocca di Taormina, vivendo di agricoltura e di allevamenti di bestiame, già prima dello sbarco dei greci di Calcide Eubea nella baia di Taormina (832 a.C.), dove alle foci del fiume Alcantara, fondarono Naxos (odierna Giardini Naxos),la prima colonia greca di Sicilia. Dionisio di Siracusa di origine dorica, tollerò per un po' la presenza degli jonici di Calcide Eubea a Naxos ma poi mosse contro di essi che andarono ad occupare il Monte Tauro in, cui vivevano i Siculi insieme ad altri jonici che si erano precedentemente lì insediati da Naxos. Ma negli anni della XCVI Olimpiade (396 a.C.)i nassioti in massa , minacciati da Dionisio, tiranno di Siracusa, si trasferirono a Tauromenion , spinti da Imilcone, condottiero dei Cartaginesi, alleato degli jonici contro i dorici, perché il colle era da considerarsi fortificato per natura. Volendo il tiranno di Siracusa riprendersi con violenza il territorio dei Tauromenitani, essi risposero che apparteneva loro di diritto, poiché i propri antenati greci ne avevano già preso possesso prima di loro stessi, scacciando gli abitatori locali.

Afferma Vito Amico che la suddetta versione sulle origini di Taormina fornita da Diodoro è contraddetta nel 16° libro, quando sostiene che Andromaco, dopo l'eccidio di Naxos del 403 a.C., radunati i superstiti li convince ad attestarsi nel 358 a.C. sulle pendici del vicino colle "dalla forma di toro", e di conseguenza il nascente abitato prese il nome di Tauromenion, toponimo composto da Toro e dalla forma greca menein, che significa rimanere.

Mentre le notizie fornite da Cluverio concordano con la seconda versione di Diodoro, Strabone narra che Taormina abbia avuto origine dai Zanclei e dai Nassi. Ciò chiarirebbe in qualche modo l'affermazione di Plinio il quale afferma che Taormina in origine si chiamava Naxos.

Testimone Diodoro Siculo, Taormina, governata saggiamente da Andromaco, progredisce, risplendendo in opulenza e in potenza. Nel 345 Timoleone da Corinto, sbarca e raggiunge Tauromenium, per chiedere l'appoggio militare al fine di sostenere la libertà dei Siracusani.

Più tardi troviamo Taormina sotto il dominio del tiranno siracusano Agatocle, che ordina l'eccidio di molti uomini illustri della città e manda in esilio lo stesso Timeo, figlio di Andromaco. Anni dopo soggiace a Tindarione e quindi a Gerone, anch’essi tiranni Siracusani.

Taormina rimane sotto Siracusa fino a quando Roma, nel 212 a.C., non dichiara tutta la Sicilia provincia Romana. I suoi abitanti sono considerati alleati dei Romani e Cicerone, nella seconda orazione contro Verre, accenna che la Città è una delle tre Civitates foederataee la nomina "Urbs Notabilis ". In conseguenza di ciò non tocca ai suoi abitanti pagare decime o armare navi e marinai in caso di necessità.

 

Nel corso della guerra servile (134 – 132 a.C.) Tauromenium è occupata dagli schiavi insorti, che la scelgono come caposaldo sicuro. Stretti d'assedio da Pompilio, resistono a lungo sopportando anche la fame e cedendo soltanto quando uno dei loro capi, Serapione, tradendo i compagni, lascia prendere la roccaforte.

Nel 36 a.C. nel corso della guerra fra Sesto Pompeo ed Ottaviano, le truppe di quest’ultimo sbarcano a Naxos per riprendere la città a Sesto Pompeo che l'ha in precedenza occupata. Per ripopolare Tauromenium, dopo i danni della guerra subita, ma anche per presidiarla Ottaviano, divenuto Augusto, nel 21 a.C. invia una colonia di Romani, a lui fedeli, e nel contempo ne espelle gli abitanti a lui contrari.

Strabone parla di Tauromenion come di una piccola città, inferiore a Messana e a Catana. Plinio e Tolomeo ne ricordano le condizioni di colonia romana.

Con l'avvento del Cristianesimo, San Pietro destina a Taormina il Vescovo Pancrazio, che già prestava la sua opera di conversione nella regione che costruisce la prima chiesetta sulle pendici di Taormina dedicata a San Pietro stabilendo la sede del primo Vescovato in Sicilia . Vescovi "prestantissimi per santità di costumi, zelo e dottrina", scrive Vito Amico, si succedono fino all'età Araba. Poche sono le notizie in questo lasso di tempo, che annovera la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 447 d.C., l'invasione dei Goti, la presenza dei Bizantini, la conquista Araba. Certo è che Taormina, occupa una posizione strategica importante per la tenuta militare del territorio circostante, per 62 anni fu l'ultimo lembo di terra dell'Impero Romano d'Oriente insieme a Rometta e più volte resistette agli assalti dei saraceni ( grazie alle sorgenti d'acqua potabile, alle cisterne ed agli acquedotti sotterranei ), sin quando dopo un lungo assedio durato due anni la notte del Natale del 906 d.C., a causa del tradimento di un mercenario messinese tale Balsamo, fu presa e distrutta totalmente. I suoi abitanti maschi furono tutti decapitati come il Vescovo di Taormina, San Procopio , la cui testa fu portata su un piatto d'argento al capo delle truppe saracene Ibrahim ( al quale è persino intestata una via di Taormina). Le ragazze più belle furono portate al Califfo di Karaujan Al Moezzin e le altre furono rese schiave. I pochi superstiti fuggirono nelle montagne circostanti. La città fu ricostruita nella parte sud, laddove finiva quella greca-romana rasa al suolo dai saraceni e per quasi due secoli visse nella concordia e nella tolleranza fra arabi e cristiani. Gli arabi la abbellirono adornandorla di bei giardini e fontane e la ribattezzarono con il nome di Almoezia dal Califfo Al Moezzin.

Della città si impossessa il Gran Conte Ruggero, il quale espugnato Castronovo volge alla conquista del Valdemone, cingendo d'assedio la Città, attraverso la costruzione di ben ventidue fortezze in legname: tronchi e rami formano un muro insuperabile; nondimeno i saraceni resistono per molto tempo prima di capitolare nel 1078.

Taormina diviene Città Demaniale, compresa nella Diocesi prima di Troina e poi di Messina, quando la sede Vescovile viene qui trasferita.

Segue le vicende della Sicilia, sotto gli Svevi e poi sotto gli Aragonesi. Nel 1410 il Parlamento Siciliano, il più antico d'Europa, svolge a Taormina la sua storica seduta, al Palazzo Corvaja alla presenza della regina Bianca di Navarra, per l'elezione del re di Sicilia , dopo la morte di Martino II.

Nel secolo XVII Filippo IV di Spagna concede il privilegio che la Città appartenga stabilmente alla Corona.

Nel 1675 è assediata dai francesi, che occupano Messina. La storia gloriosa volge al suo declino. I francesi di Casa D'Orleans non la ritengono Città importante. Gli Angioini ne aboliscono i privilegi di cui godeva.Con l'occupazione delle truppe napoleoniche di Napoli e del Sud e con il trasferimento della Reggia Borbonica a Palermo,Re Ferdinando I di Sicilia volle ringraziare Taormina per la sua fedeltà ai Borboni contro i francesi e Re Ferdinando in visita ufficiale nella fedele Taormina , in segno di riconoscimento donò al sindaco dell' epoca Pancrazio Ciprioti l'Isola Bella. I Borboni ,resero più facile l'accesso alla città ,che sin dai tempi dei romani avveniva dall'angusta Consolare Valeria che si inerpicava fra le colline, tagliando il promontorio del Catrabico realizzando così una strada litoranea che congiungeva facilmente Messina a Catania e realizzando,dopo la Napoli-Portici ,la seconda strada ferrata del Regno.Che tale e quale (ad unico binario è rimasta sino ai nostri tempi!).

Da parte di molte nazioni europee e di famosi scrittori ed artisti (Goethe, Maupassant, Rouel ed altri) si manifestò un interesse verso l'amenità del luogo e verso le sue bellezze archeologiche. Taormina da adesso in poi si svilupperà, divenendo luogo di residenza del turismo elitario, inizialmente proveniente soprattutto dall'Inghilterra come Lady Florence Trevelyan , figlia del Barone Spencer Trevelyan e la cui nonna paterna era Lady Maria Wilson una prima cugina della Regina Vittoria, alla cui Corte Florence era cresciuta attorniata dai cani che adorava come la "zia Vittoria" che, però ,Lei puritana ,per impedire uno scandalo a Corte ,la obbligò all'esilio con un ricco vitalizio, per una sua relazione con suo figlio, il Re Edoardo VII che era sposato con l'austera Alessandra di Danimarca e che decise di vivere a Taormina dove sposò il ricco filantropo Prof. Salvatore Cacciola, sindaco di Taormina ed amico del Duca di Kent. Lady Florence Trevelyan acquistò dal sindaco Pancrazio Ciprioti l'Isola Bella e comprò 82 vecchie casupole di pescatori e lotti di terreno che abbattè per realizzare lo splendido giardino che, dopo la sua morte, divenne il giardino pubblico di Taormina con le caratteristiche costruzioni ispirate ai suoi viaggi in estremo oriente, aiutò i La Floresta ad ampliare il primo albergo di Taormina, l' Hotel Timeo; dall'Inghilterra arrivò anche il Re Edoardo VII(dopo due anni, però, dalla morte della madre la Regina Vittoria nel 1903,1904,1907,1908) e dalla Germania personaggi come Johann Wolfgang von Goethe, che citò Taormina nel suo Viaggio in Italia (Italienische Reise), il fotografo barone Wilhelm von Gloeden, il pittore Otto Geleng , Nietzsche (dal 1882)che qui scrisse Così parlò Zaratrusta, Richard Wagner, il Kaiser Guglielmo II di Germania(1896-1897-1904,1908),Oscar Wilde, lo Zar Nicola I,Ignazio Florio e Franca Florio, "la stella d'Italia" come la chiamava il Kaiser ed amica della Trevelyan, Gabriele D'Annunzio, Klimt, Freud,De Amicis e banchieri, magnati, aristocratici di tutto il mondo . [1]

Ben presto Taormina divenne famosa in tutto il mondo sia per le sue bellezze paesagistiche, per i suoi panorami variopinti, per i quadri dell'Etna innevata e fumante che declina sino al mare turchese e che fecero il giro del mondo, ma anche per la sua permissività, per la sua "trasgressione",per i suoi "dotti cenacoli", per il "mito d'Arcadia", per la sua sfrenata "dolce vita" . "I pazzi a Taormina" dello scrittore catanese Massimo Simili,[2] descrive un periodo in cui non passava giorno che a Taormina, non accadesse qualcosa di "folle" grazie ai suoi estrosi e famosi frequentatori. Ciò che era permesso a Taormina creava scandalo persino nella "internazionale" Capri dove, per esempio, l'armiere tedesco Krupp aveva cercato, senza riuscirvi di ricreare i "cenacoli taorminesi " in cui efebi locali ed ancelle erano al centro delle "scene". Krupp a Capri fu travolto dallo scandalo e pochi giorni dopo si tolse la vita per la vergogna a Brema.

Sorsero tanti alberghi tutti gestiti da famiglie taorminesi. Il paese di pescatori e contadini e di benestanti borghesi si trasformò in un paese di commercianti, albergatori, costruttori. Durante la seconda guerra mondiale fu sede del Comando tedesco della Wermacht per cui il 9 luglio del 1943, giorno del patrono San Pancrazio, Taormina subì due devastanti bombardamenti aerei alleati che distrussero parte della zona sud e persino un'ala del famoso albergo San Domenico in cui era in corso una riunione dell'alto comando tedesco.

Essendo un città turistica internazionale molte spie inglesi durante il fascismo si erano ben camuffate e uscirono alla scoperto appena entrarono le truppe alleate. Nel dopoguerra Taormina si ingrandì , senza alterare le proprie bellezze naturali e sino al 1968 era una città turistica prettamente invernale per un turismo ricco ed individuale, tant'è che i migliori alberghi aprivano ad ottobre e chiudevano a giugno ed era frequentata da scrittori di fama come Roger Peyrefitte,Truman Capot,Andrè Gide,L.H.Lawrence,da nobili Giuliana d'Olanda, dai reali di Svezia e di Danimarca, dal Presidente della Finlandia Kekkonnen da personaggi illustri e famosi Soraya, Ava Gardner,Romy Schneider, che fecero amicizia anche con alcuni viveurs del luogo, nonchè Liz Taylor,Richard Burton, Dino Grandi, Willie Brandt, Greta Garbo, che svernavano per mesi nei bei alberghi taorminesi trascorrendo le giornate, ma sopratutto le notti nei tipici locali notturni dell'epoca continuando , così, quella "dolce vita" iniziata con la "Belle Epoque" . Centro d'incontro per tutti (artisti,nobili,playboy,scrittori, "pazzi" di ogni specie) era il Cafè Concerto "Mocambo" dell'estroso Robertino Fichera. Robertino, con i suoi amici Chico Scimone e Dino Papale, (raffigurati tutti e tre in prima fila) volle rappresentare in un murales che fece dipingere nel salone del suo famoso Cafè, affinchè rimanessero "immortali", accanto a Sigmund Freud e Albert Eistein,quelli che erano i veri protagonisti del grande teatrino taorminese cioè quella umanità "viva" che creava ogni giorno la "dolce vita" taorminese. "Che la festa inizi" è il titolo del murales...ma la festa stava per finire,invece.

Nel 1968, infatti, accadde il terremoto del Belice che fece paura per le ripercussioni che avrebbe potuto avere sul turismo ad alcuni operatori turistici taorminesi si indirizzarono verso il turismo di massa facendo contratti con i maggiori tours operators europei. Taormina rapidamente si trasformò. Gli alberghi "vendevano " le camere a contratto annuale ai grandi tours operators del turismo di massa rinunziando, così, al turismo classico individuale che sino allora aveva reso ricca e famosa Taormina con un taglio decisamente di alta classe e di prestigio.

Col turismo di massa la cittadina si espanse nelle adiacenti zone verdi, fu rapidamente e disordinatamente cementificata, nacquero nuovi alberghi, e tante nuove attività commerciali e siccome i taorminesi non si volevano dedicare ai lavori umili, vi fu una invasione dall'arretrato entroterra siciliano di gente povera di diversa cultura in cerca di fortuna, che in poco tempo, richiamò a Taormina amici e parenti che si improvvisarono albergatori, ristoratori, commercianti.

Taormina divenne,in breve tempo, una cittadina balneare per un turismo di massa, una nobile decaduta.

Gli alberghi ora chiudevano a novembre per riaprire a Pasqua. Fu il crollo per quasi tutte le famiglie di antichi albergatori taorminesi che non riuscirono ad adeguarsi ai nuovi tempi ed in pochi anni persero i propri alberghi che furono acquistati da società venute da fuori che miravano più ai bilanci che alla qualità dei servizi.

Gli albergi non erano più le seconde case di lusso dei viaggiatori che venivano accolti con grande cortesia dai proprietari e con i quali si familiarizzava, si conversava e si prendeva il thè ... ma erano degli anonimi alberghi con degli anonimi clienti come tanti di tutto il mondo. Fu una rivoluzione anche nel tessuto economico sociale tradizionale di Taormina a causa dei tanti immigrati arrivati a Taormina in cerca di fortuna , che non solo dettero vita alla speculazione edilizia , avendo necessità di costruire abitazioni per essi, per gli amici e per i parenti, ma si insediarono anche nelle strutture di potere della città.

Fu la fine anche della dolce vita taorminese, i cui protagonisti erano stati tanti estroversi personaggi della aristocrazia siciliana e alcuni affascinanti play boy locali che , fra le dolcezze della natura taorminese, intrattenevano turiste famose e non, inducendole a ritornare annualmente più volte a Taormina, proprio come avveniva agli albori del secolo con Geleng e Von Gloeden.

Taormina veniva, quindi, "spersonalizzata" , perdeva la propria "identità" di città di artisti e di "pazzi" in cui ognuno poteva vivere come non poteva nella propria città e Taormina rischiava di morire a causa del "provincialismo" dei tanti immigrati e, come tante altre famose città turistiche, a causa del turismo "mordi e fuggi ".

Si perdeva sopratutto l' "identità " del taorminese ospitale e colto anche perché il centro storico veniva svuotato in quanto molti taorminesi svendevano le loro vecchie case ed al loro posto sorgevano tante seconde e terze case per villeggianti della provincia, sin quando, all'inizio del terzo millennio, alcuni imprenditori non hanno iniziato a creare nuovamente alberghi di gran lusso, maisons de charme, che, aperti tutto l'anno, hanno in poco tempo, fatto si che Taormina sia nuovamente una città turistica di fama internazionale, elegante, con un salotto buono (il Corso Umberto I) in cui sono presenti splendidi negozi con le maggiori griffe mondiali ed in cui, grazie anche ai tanti prestigiosi eventi culturali , una per tutte, Taormina Arte , vi è una stagione turistica che dura tutto l'anno con delle punte massime in agosto e minime a gennaio-febbraio e che accoglie sia clientela di lusso , sia turismo di massa (d'estate)...anche se ormai mancano " i pazzi di Taormina" che la resero famosa.

Monumenti

 

spiaggia naxos vedutaGiardini-Naxos (o Giaddini in siciliano) è un comune di 9.152 abitanti della provincia di Messina. Anticamente chiamata anche Nasso. Dista 39 km da Messina sud e 40 da Catania nord.

Storia

Le origini storiche di Giardini Naxos risalgono al 735 a.C. quando un gruppo di coloni sbarca a Capo Schisò e fonda quella che concordemente viene indicata dagli storici antichi come la prima colonia greca di Sicilia; viene chiamata Naxos come l’omonima isola del mare Egeo. Pur rimanendo una piccola città ebbe una grande importanza simbolica per il suo altare ad Apollo Archegetes che era il punto di partenza degli ambasciatori delle città greche di Sicilia diretti nella madrepatria. Schieratasi con Atene durante la guerra del Peloponneso, dopo la sconfitta della spedizione militare ateniese in Sicilia, Naxos subisce la vendetta di Siracusa che la cinge di assedio e la rade al suolo nel 403 a. C.: i cittadini sono venduti come schiavi e il territorio è donato ai Siculi. Nonostante la totale distruzione, il nome Naxos permane nel tempo e nel III secolo d. C. l’Itinerarium Antonini, elenco di località poste lungo le vie dell’Impero Romano, indicava Naxos come un luogo per il cambio di cavalli situato a 35 miglia da Messina lungo la strada consolare che conduceva a Siracusa. In periodo bizantino la baia diviene un punto strategico di approdo per la vicina Taormina con insediamenti sparsi lungo tutto l’arco della costa. Gli arabi introducono la coltivazione degli agrumi e lasciano tracce della loro presenza in alcuni toponimi quali Schisò, che deriva da Al Qusûs (torace, busto) e Alcantara, che ha origine da Al Quantarah (il ponte); il vecchio attraversamento doveva essere un’opera così mirabile per quel tempo da dare il nome al corso d’acqua. Nella metà del '400 si diffonde nella piana di Schisò la coltivazione della canna da zucchero e il sito viene protetto con strutture militari: si amplia il vecchio castello medievale e si costruiscono un basso e tozzo torrione quadrangolare sulla punta del Capo Schisò e la Torre Vignazza in contrada Recanati. Nel 1719 la presenza di abitanti lungo la baia era tale che per i bisogni spirituali della comunità si formava la prima parrocchia intitolata a Maria Santissima della Raccomandata. Segue un periodo di crescita demografica che porterà Giardini, il 1 gennaio 1847, all’autonomia amministrativa da Taormina. Il 18 agosto 1860 Garibaldi e le sue truppe, dopo aver concluso la spedizione in Sicilia, da Giardini s’imbarcano alla volta della Calabria per continuare la loro impresa sul continente. Nell’800 si sviluppano nel territorio diverse iniziative economiche legate alla pesca, al ferro battuto, alla produzione di vasi e tegole, all’agricoltura e all’estrazione di essenze alcoliche dagli agrumi. Oggi sono quasi tutte scomparse per fare posto alle attività legate al turismo: Giardini Naxos, infatti, per la sua splendida posizione geografica, è diventata una fra le più belle, rinomate e frequentate località turistiche della Sicilia.

catania

Catania è un comune di 302.884 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia. È il secondo comune della Sicilia per popolazione e per densità abitativa. L'area metropolitana conta un totale di 733.833 residenti al 2001.

Secondo lo storico greco Plutarco, il suo nome deriva da Katane (cioè grattugia), per l'associazione con le asperità del territorio lavico su cui sorge.

In epoca storica, è stata distrutta ben sette volte da eruzioni vulcaniche e da terremoti. Fra questi ultimi, i più catastrofici sono stati quelli del 1169 e del 1693.

Il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità, assieme ai sette comuni del Val di Noto, nel 2002.

Geografia

 La fontana dell'Amenano in Piazza Duomo.

Catania sorge sulla costa orientale dell'isola, ai piedi del vulcano Etna e a metà strada tra le città di Messina e Siracusa. Il suo territorio comprende anche una vasta fetta della piana di Catania. Si affaccia sul mare Ionio con il golfo che prende il suo nome.

Il territorio è prettamente pianeggiante. Il nucleo originario della città era situato su un colle che corrisponde più o meno all'odierna piazza Dante, dove sorge l'ex Monastero dei Benedettini. Per il resto, l'unico rilievo importante è la collina Santa Sofia, dove sorge la Cittadella Universitaria, al confine con Gravina.

Catania è attraversata da un fiume sotterraneo, l'Amenano. In passato, poco fuori le mura ad ovest, si poteva trovare il lago di Nicito, oggi coperto dalla colata lavica del 1669, la quale ha profondamente mutato l'aspetto del territorio circostante. La costa è rocciosa a nord del porto (la Scogliera, con la famosa spiaggia di San Giovanni li Cuti) e sabbiosa a sud (la Plaia).

Storia

Catania era originariamente un insediamento siculo, rifondato come Kατάvη nel 729 a.C. da coloni greci calcidesi guidati da Tucle. Dopo la dominazione siracusana, è stata conquistata dai romani nel 263 a.C. Alla caduta dell'Impero romano ha seguìto le sorti della Sicilia, venendo conquistata prima dagli ostrogoti, poi dagli arabi, dai normanni, dagli svevi e dagli angioini.

Nel 1282 passò agli aragonesi e con re Martino I di Sicilia Catania divenne capitale del Regno di Sicilia dal 1402 al 1416. Passata sotto i domini spagnolo, piemontese e borbonico, nel 1860 Catania entrò a far parte del Regno d'Italia.

Ambiente

Il verde pubblico è dato dai parchi situati all'interno della città (sono cinque quelli di una certa grandezza e importanza: il Giardino Bellini, detto "'a villa", il Giardino Pacini detto "Villa 'e varagghi", il Parco Gioeni, il Parco Falcone e Borsellino e il Boschetto della Plaia).

Il territorio del comune di Catania comprende una parte della piana di Catania. È una tra le più estese aree coltivate della Sicilia, e la sua zona più vicina al mare costituisce l'oasi del Simeto, riserva regionale di circa 2000 ettari istituita nel 1984. L'Oasi del Simeto prende nome dal fiume Simeto, il più importante dell'Isola, che vi termina il suo corso. Inoltre Catania è una delle poche città in Italia ad offrire paesaggi tanto diversi concentrati in un solo sito. L'unico fiume che attraversa la città è l'Amenano, un tempo visibile e poi seppellito da un'eruzione dell'Etna, che ora scorre sotto la superficie della città rendendosi visibile solo all'Acqua o linzolu, una artistica fontana in marmo bianco che sorge tra la Pescheria e la piazza del Duomo.

Arte e monumenti

La città antica

L'Odeon.

Del periodo greco e della dominazione romana a Catania rimangono pochissime tracce e reperti, a causa dei disastrosi terremoti (che hanno raso al suolo la città) e delle conseguenti ricostruzioni che spesso hanno ricoperto le precedenti architetture. Inoltre, non sono mai state eseguite grandi campagne di scavi e studi archeologici se non in casi sporadici della sua storia recente.

Il Teatro Romano (del II secolo), l'Odeon (III secolo), l'Anfiteatro (II secolo), le Terme dell'Indirizzo, le Terme della Rotonda, le Terme Achilliane, i resti di un acquedotto presso il parco Gioieni e alcuni edifici funerari sono tutti i resti attualmente visibili della Catania romana. Il Teatro romano e l'Odeon sono stati restaurati negli ultimi anni e sono comodamente visitabili. Anche i resti dell'anfiteatro sono visitabili dal 1907 (anno in cui sono stati riportati alla luce) dall'ingresso di piazza Stesicoro.

Probabilmente anche u Liotru, il simbolo della città situato attualmente al centro di Piazza Duomo, è stato costruito in epoca romana. È un manufatto in pietra lavica porosa, che raffigura un elefante sormontato da un obelisco egiziano in marmo bianco. Il nome deriva probabilmente dalla storpiatura del nome Eliodoro, personaggio legato alla storia della statua.

Inoltre, sono state prodotte a Catania una serie di monete, che comprende bellissimi conii - da quelli arcaici - con Nike e Zeus in trono - a quelli dei grandi incisori - Eveneto, Eraclide e Procle, con testa di Apollo.

Nei sotteranei di Catania si trovano ricche testimonianze di epoca greca-romana(l'intera città antica),che forse un giorno verrà riportata alla luce

Il medioevo

Del periodo normanno si conservano principalmente il castello di Aci Castello e le absidi della Cattedrale di Sant'Agata (il Duomo), che poi sarebbe stata ristrutturata dopo il terremoto del 1693. Oggi la cattedrale conserva la vara, il busto-reliquiario e la cassa-reliquaria di Sant'Agata, realizzato dal senese Giovanni di Bartolo nel XIV secolo.

Unico monumento di età bizantina è la Cappella Bonajuto (nome derivante dalla famiglia nobiliare che l'aveva tenuta come sacrario di famiglia nonché cappella privata):si tratta di una "trichora" bizantina cioè un edificio con tre absidi; prima del suo restauro se ne aveva conoscenza grazie ai disegni di Jean Houel.

Del periodo svevo (XIII secolo) è il portale della chiesa di Sant'Agata al Carcere e il federiciano Castello Ursino (di recente restaurato, è ora sede del Museo civico (raccolte Biscari e dei benedettini) coevo del più famoso castello pugliese di Castel del Monte.

Il rinascimento

Della dominazione aragonese rimane la chiesa di Santa Maria di Gesù situata nella piazza omonima, costruita nel '500 e ristrutturata nel '700. Nel 1558 fu iniziata la costruzione del Monastero dei Benedettini, a cui sarebbe stata affiancata la chiesa di San Nicolò l'Arena. Distrutta dalla colata lavica del 1669 e dal terremoto del 1693, nel 1703 se ne avviò la ricostruzione che tuttavia non è stata mai più portata a termine. Le cosiddette Mura di Carlo V, che racchiudono il centro storico, furono iniziate nel XVI secolo ma vennero praticamente ricostruite dopo il terremoto.

Il barocco

 

 

Catania è stata ampiamente distrutta nel 1169 e nel 1693 dai terremoti. Il suo territorio circostante è stato più volte coperto da colate laviche che hanno raggiunto il mare. Ma i catanesi caparbiamente l'hanno ricostruita sulle sue stesse macerie. La leggenda vuole che la città sia stata distrutta sette volte durante la sua storia, ma in realtà tali eventi disastrosi si possono sicuramente riferire a pochi ma terribili terremoti. Anche le distruzioni del centro urbano a causa delle colate laviche sono frutto di una storiografia fantasiosa.

Tutti i monumenti antichi sono stati inseriti nel tessuto urbano della città ricostruita grazie all'opera dell'architetto Giovan Battista Vaccarini, che ha dato alla città una chiara impronta barocca. Tra gli altri che hanno aiutato la rinascita della città si ricordano Francesco Battaglia, Stefano Ittar, Alonzo di Benedetto e Girolamo Palazzotto.

La Chiesa di San Benedetto.

La via Crociferi

Un raro esempio di unità architettonica è la via dei Crociferi, forse, la strada più bella della Catania settecentesca. Essa ha inizio in Piazza San Francesco d'Assisi e vi si accede passando sotto l'arco di San Benedetto che collega la Badia maggiore alla Badia minore posta al di là della strada. La strada, contornata da chiese, monasteri e poche abitazioni civili, è un raro esempio di barocco siciliano. Nel breve spazio di circa 200 metri sono presenti ben quattro chiese. La prima è la chiesa di San Benedetto collegata al convento delle suore benedettine dall'arco omonimo che sovrappassa la via. Ad essa si accede a mezzo di una scalinata ed è contornata da una cancellata in ferro battuto.

Proseguendo si incontra la chiesa di San Francesco Borgia alla quale si accede tramite due scaloni. A seguire si incontra il Collegio dei Gesuiti, oggi sede dell'Istituto d'arte, con all'interno un bel chiostro con portici su colonne ed arcate. Difronte al Collegio è ubicata la chiesa di San Giuliano considerata uno dei più begli esempi del barocco catanese. L'edificio, attribuito all'architetto Giovan Battista Vaccarini, ha un prospetto convesso e delle linee pulite ed eleganti. Proseguendo ed oltrepassando la via Antonio di Sangiuliano, si può ammirare il convento dei Crociferi e quindi la chiesa di San Camillo. In fondo alla via è ubicata Villa Cerami, che è sede della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Catania.

Fontana dell'elefante (u liotru)

I Monumenti Barocchi

Tra i principali monumenti barocchi si ricordano:

La via Etnea

La via Etnea è il salotto della città. Attraversa Catania da sud a nord partendo dalla Piazza del Duomo ed arrivando, dopo circa 3 km, al Tondo Gioieni. Il suo andamento dritto come una spada, ha come prospettiva la sagoma incombente dell'Etna.

Parte dalla piazza del Duomo e dopo circa 100 m raggiunge la piazza Università. In essa si affacciano il palazzo dell'Università e palazzo Sangiuliano costruiti entrambi in stile barocco nella prima metà del XVIII secolo. La piazza è illuminata da quattro candelabri bronzei con allegorie di quattro antiche leggende catanesi: Colapesce, i Fratelli Pii, Gammazita e Uzeta.

Più avanti si incontra la Basilica Collegiata e quindi si incrocia la via di Sangiuliano, ovvero i Quattro Canti come detto dai catanesi. Proseguendo si raggiunge la Chiesa dei Minoriti prima di arrivare in piazza Stesicoro. Qui si trovano il monumento a Vincenzo Bellini e gli scavi dell'Anfiteatro romano situati a circa 10 m sotto il livello stradale. Si procede quindi fino alla Villa Bellini, classico giardino all'italiana, che costituisce il polmone verde della Catania settecentesca. Si prosegue quindi verso piazza Cavour, il Borgo per i catanesi, dove si trova la fontana della dea Cerere in marmo bianco, conosciuta dai vecchi catanesi come 'a tapallara (Dea Pallade).

Il periodo contemporaneo

Nel 1890 venne inaugurato il Teatro Massimo Vincenzo Bellini, in piazza Vincenzo Bellini. Negli anni trenta a Catania vennero costruiti il Palazzo di Giustizia e la fontana de I Malavoglia. Nel 1961 Luigi Piccinato diede avvio ai lavori di costruzione anche del complesso universitario della Cittadella, che oggi è una delle assi portanti dell'Università.

Cultura

Religione

La tradizione attesta la presenza della prima comunità cristiana a Catania sin dal I secolo con l'invio, da parte di san Pietro, del vescovo Berillo, ciò fa di Catania la più antica comunità cristiana della Sicilia. Catania è anche sede di due moschee: una è la prima edificata in Italia dopo la dominazione araba (nella zona di via Plebiscito nel 1980), la seconda è di più recente apertura, nei pressi del porto[1].

La vara di Sant'Agata.

Patrona della città è sant'Agata, alla quale viene ogni anno dedicata una grandiosa festa lunga tre giorni (dal 3 al 5 febbraio). In quei tre giorni la città dimentica ogni cosa per concentrarsi sulla festa, misto di devozione e di folklore, che attira ogni anno sino a un milione di persone, tra devoti e curiosi.

Leggende

La storia di Catania è arricchita da quattro leggende che sono state rappresentate nei quattro lampioni di Piazza Università realizzati da Mimmo Maria Lazzaro e Domenico Tudisco agli inizi del Novecento: Colapesce, i Fratelli Pii, Gammazita e Uzeta.

  • Una delle leggende di Colapesce narra che egli era un giovane (Nicola il pesce) che poteva stare sott'acqua per molto tempo; non appena Federico II ne venne a conoscenza, lo sfidò a recuperare una coppa d'oro. Colapesce lo fece ed ottenne in premio la coppa. Il Re, allora, gli chiese di vedere cosa c'era sotto la Sicilia. Riemerso, Colapesce informò il Re del fatto che la Sicilia poggiava su tre colonne e che una di esse era consumata dal fuoco. Federico II gli chiese di portargli il fuoco ma Colapesce, tuffatosi nuovamente in mare, non riemerse mai più. Secondo la leggenda è ancora in fondo al mare e continua a reggere la colonna che stava per crollare.

  • I fratelli Pii (Anfinomo ed Anapia) cercarono di salvare gli anziani genitori portandoli sulle proprie spalle durante un'eruzione dell'Etna; mentre stavano per essere travolti il fiume di lava si divise per volere degli dei e tutti si salvarono.

  • Gammazita era un giovane virtuosa; di lei si invaghì un soldato francese, che fu rifiutato; un giorno Gammazita, recatasi da sola ad un pozzo, venne raggiunta dall'innamorato e, per non cedere alle sue richieste, si uccise gettandosi nel pozzo.

  • Uzeta è protagonista di una leggenda inventata agli inizi del Novecento: questo ragazzo di umili origini diventò cavaliere per la sua bravura e riuscì a sconfiggere gli Ursini, giganti saraceni che avrebbero dato il nome al Castello.

Musei e biblioteche

La città siciliana ospita numerosi musei, molti dei quali trascurati e lasciati a loro stessi. Catania ospita appena cinque musei stabili: quello del Castello Ursino, l'Emilio Greco, il museo dell'Orto Botanico, il Museo Civico Belliniano (presso la casa di Vincenzo Bellini) e la Casa Museo di Giovanni Verga.

Esistono inoltre due musei privati: il Museo Paleontologico dell'Accademia Federiciana (istituito nel 1996, accoglie fossili provenienti da ogni parte del mondo risalenti ad un arco di tempo compreso tra il Siluriano, 435-395 milioni di anni fa, e il Neozoico: 2-1,5 milioni di anni fa) e il Museo di sculture in pietra lavica "Valenziano Santangelo".

Infine, al Centro Fieristico le Ciminiere, ex industria oggi completamente ristrutturata, si svolgono manifestazioni e mostre periodiche, organizzate principalmente dalla Provincia di Catania. All'interno del complesso sono stati creati due nuovi musei:"Il Museo dello sbarco in Sicilia del 1943" dove all'interno è stata realizzata una minuziosa riproduzione di una piazza siciliana prima e dopo un bombardamento; contiene inoltre una vasta collezione di oggetti e uniformi, delle armi del tempo e ricostruzioni virtuali dello sbarco. Il "Museo del Cinema" contiene molti cimeli e ricostruzioni di scene famose di film con una sezione interamente dedicata a Catania come set cinematografico.

Le biblioteche di Catania sono: la Biblioteca universitaria e Ventimilliana (aperta al pubblico nel 1755; dal secolo scorso conserva il fondo del vescovo Salvatore Ventimiglia, che vi mantiene una sua unità); la biblioteca dell'Accademia Gioenia di scienze naturali; quella della sezione catanese della Deputazione di storia patria; le Biblioteche riunite Civica-Ursino Recupero.

Vita notturna

Catania è una delle città europee maggiormente vivaci per la movida notturna; sia di giorno che di notte, giovani e meno giovani si aggirano per le antiche stradine del centro storico dove sono ubicati centinaia di locali che vanno dai bar ai pub, dai ristoranti alle trattorie tipiche ai disco pub e ogni altro locale nel quale passare la serata fra amici. La barocca via Etnea è il centro di questa movida che si dirige poi nel dedalo delle stradine adiacenti dove sono ubicati la gran parte dei locali. Altro polo importante della vita notturna è il lungomare che va da piazza Europa al borgo marinaro di Ognina, dove esistono numerosi bar e ristoranti, ma anche i classici chioschi dei paninari. Per quanto riguarda le discoteche, esse sono presenti sia in città ma soprattutto nei paesi della riviera ionica come Acicastello e la sua frazione Acitrezza.

Teatro

Catania è la città a più alta densità teatrale della Sicilia. Molteplici le compagnie teatrali che vi operano, sia professionali che amatoriali. Il più importante teatro della città è il Teatro Massimo Bellini, costruito dall'architetto Carlo Sada alla fine del secolo XIX ed inaugurato nel 1890. Oggi è un teatro lirico di tradizione, vanta un'orchestra sinfonica ed un coro stabile ed è sede di stagione operistica e concertistica. Da alcuni anni dispone della sala del Teatro Sangiorgi che viene utilizzata per concerti di musica da camera e per prove di spettacoli. Molto attivi sono inoltre il Teatro Stabile di cui è direttore artistico Lamberto Puggelli e il Teatro Metropolitan, nonché il Piccolo Teatro di Gianni Salvo.

AcirealeAcireale (Jaci in siciliano) è un comune di 52.206[1] abitanti della provincia di Catania. Di incerta origine, oggi l'impianto urbanistico è quello tipico delle città tardo-barocche della Sicilia. Sorge a metà della costa jonica siciliana a 15 km da Catania. I suoi abitanti si chiamano acesi (jacitani in siciliano). È sede della diocesi di Acireale.

Il nome della città deriva dalla mitologia greca, in cui vi era posto per una divinità chiamata Aci. Questi era un pastore di cui si innamorò Galatea, di cui a sua volta era innamorato il ciclope Polifemo che schiacciò il rivale sotto un masso. Dal sangue del pastore nacque un fiume[2] chiamato Akis dai greci, oggi "scomparso" sottoterra, ma che riaffiora come sorgente nei pressi di Santa Maria la Scala in una sorgente chiamata " u sangu di Jaci" ( il sangue di Aci)[3]. Il nome della città ha subito dunque una lenta evoluzione: diventò Jachium sotto i bizantini, Al Yag con gli arabi e quindi Aquilia con gli spagnoli. Nel XIV secolo la città si stabilì nel territorio attuale (prima sorgeva nei pressi del castello di Aci, oggi Acicastello) con il nome di Aci Aquilia o Aquilia Nuova. Il nome Acireale fu attribuito alla città da Filippo IV di Spagna solo nel 1642[4].

Geografia

La città è stata costruita in un altopiano su di un terrazzo di origine lavica, chiamato la Timpa che, con i suoi 150 metri di altezza, la pone quasi a strapiombo sul mare Ionio. La costa, dove sorgono diverse borgate, è caratterizzata dalla scogliera di origine lavica. Vi è anche una certa ricchezza di sorgenti d'acqua e di verde e la zona circostante è coltivata, soprattutto ad agrumi.

La popolazione è distribuita per poco più del 60% in città e la restante parte risiede nelle diverse frazioni, in un territorio molto antropizzato. Le dinamiche demografiche vedono un certo drenaggio di popolazione, dalla città alle frazioni ed anche ai comuni vicini, specie quelli di Aci Catena, Aci Sant'Antonio e Santa Venerina divenuti in parte periferia della città. Molto strette sono le relazioni con la vicina Catania, caratterizzati da pendolarismo sia per gli studi universitari che per ragioni di lavoro. Acireale è il comune più popoloso e importante, dell'area metropolitana di Catania dopo la città capoluogo.

Storia

Si narra che Acireale e le altre Aci trassero la propria origine da Xiphonia, una misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa. I poeti Virgilio e Ovidio fecero risalire il mito della fondazione alla storia d'amore tra Galatea e Aci, ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo. In epoca romana nello stesso territorio nacque una città chiamata Akis, e che storicamente partecipò alle guerre puniche. Nel Medioevo il borgo si consolidò attorno al castello di Aci e solo nel Trecento una decina di nuclei familiari si spostò più a nord, dove nacque Aci Aquilia o Aquilia Nuova, primo punto stabile dell'odierna città.

Il Cinquecento fu importantissimo per Aquilia Nuova, dove si consolidò un forte ceto mercantile e il commercio ebbe una grande ascesa. Nel 1528 l'imperatore Carlo V la eresse a comune. Nel Seicento, il territorio di Aquilia perse molti territori (divenuti universitas, cioè città) ma ottenne il nome odierno, grazie all'intervento del re Filippo IV nel 1642. L'11 gennaio 1693 la città fu distrutta dal terremoto, che sconvolse tutta la Sicilia sud-orientale. Nel 1848 fu uno dei principali centri dei moti in Sicilia. Nel 1873 con l'apertura dello stabilimento termale S. Venera e l'inaugurazione dell'annesso Grand Hotel des Bains Acireale divenne un centro termale di una certa notorietà.

Luoghi d'interesse

Piazza del Duomo

Il centro di Acireale è la Piazza del Duomo, su cui si affacciano alcuni degli edifici più importanti della città, tra cui la Chiesa Cattedrale, la Basilica dei Santi Pietro e Paolo, il Palazzo del Comune, il Palazzo Modò.La Cattedrale è dedicata a Maria Santissima Annunziata, ma è comunemente attribuita al culto di Santa Venera, la patrona. L'impianto originalerisale al XV secolo ed è stato rimaneggiato nei secoli successivi. All'interno si trovano opere di Pietro Paolo Vasta, Antonio Filocamo, Giuseppe Sciuti, Vito D'Anna e Giacinto Platania.

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo fu costruita nel 1550 e ricostruita nel 1608. Ha un prospetto barocco, progettato da Vasta nel 1741. Il campanile è del XIX secolo; un secondo campanile, pur se progettato non venne mai realizzato. L'interno, a navata unica, fu ristrutturato dopo il terremoto del 1818. Vi si trovano alcune tele del Vasta, di Giacinto Platania ed una statua del Cristo alla Colonna, di autore ignoto, molto venerata in città e tradizionalmente portata in processione ogni 70 anni.

La Loggia Giuratoria o Palazzo del Comune, di chiaro impianto scenografico barocco, fu progettata dopo il 1640, rimaneggiata nel XVIII secolo e danneggiata dai terremoti nel 1783 e 1818. Da ammirare i mascheroni, le mensole che reggono le balconate, e le opere in ferro battuto e il balcone ad angolo. All'interno, vi è una esposizione di divise militari d'epoca.

Il Palazzo Modò (ex Teatro Eldorado) è un palazzo, che non prospetta direttamente sulla piazza ma ne è defilato. Della originaria struttura rimangono due balconi con reggimensole baroccheggianti, dei mascheroni ed il nome del teatro Eldorado, realizzato al suo interno nel 1909 ed attivo sino al primo dopoguerra.

Centro storico

Basilica Collegiata di San Sebastiano (fine 1800)

Nel centro storico vi sono altri palazzi, chiese e monumenti di grande interesse.

La Biblioteca e Pinacoteca Zelantea è un'istituzione del XVII secolo, ospitata in un palazzo neoclassico realizzato nel XIX secolo dall'Ingegnere Mariano Panebianco, che raccoglie alcune collezioni d'arte e di testi antichi. È visitabile su richiesta al personale.

La Basilica Collegiata di San Sebastiano è la chiesa più importante di Acireale, dichiarata monumento nazionale. Realizzata a partire dal Settecento, presenta una facciata a più ordini, preceduta da una balaustra. L'interno è ricco di affreschi di Paolo Vasta.

 

La Chiesa di Sant'Antonino (sant'Antonio di Padova) è la più antica chiesa della città, forse l'unica che risale al periodo di Aquilia Nuova. Rimaneggiata nei secoli, anche a causa dei terremoti, conserva un bel portale in stile gotico. La chiesa era inizialmente intitolata a san Sebastiano e sede dell'antica confraternita dedicata al santo. Solo dopo la costruzione della nuova chiesa di San Sebastiano, venne dedicata al culto di sant'Antonio. Al suo interno si possono ammirare affreschi e tele di Alessandro e Pietro Paolo Vasta. Lo stesso Paolo Vasta, mentre lavorava al suo interno, colto da malore cadde da una impalcatura subendo l'incidente che gli costò la paralisi.

La Chiesa di Santa Maria del Suffragio appare quasi asimmetrica rispetto alla strada ed ha la facciata rivolta al mare. Tradizionalmente la necessità della costruzione della chiesa è attribuita alle mogli dei pescatori, che poco abbienti si trovavano a disagio nelle ricche e sontuose chiese frequentate dalla nobiltà cittadina. La chiesa fu realizzata nel XVII secolo. L'interno è ricchissimo di affreschi, tra cui Il Mistero dell'Eucaristia di Pietro Paolo Vasta sulla volta.

La Chiesa di San Camillo ha una facciata esterna molto scarna, ma è riccamente decorata all'interno. Realizzata nel 1621 a navata unica, fu affrescata da Paolo Vasta con le Storie del Vecchio Testamento con soggetto femminile e, per questo, definita da alcuni come la Chiesa delle Donne.

Il Corso Umberto è il passeggio della città, via lungo la quale prospettano i diversi palazzi nobiliari. Svoltando a sinistra, dopo circa 350 m, si arriva in Piazza Garibaldi (detta 'la piazzetta', dagli acesi), dove è collocata al centro la statua dedicata ai caduti dello scultore acese Michele La Spina. Inoltre nel lato ovest della piazza prospetta il Teatro Maugeri, molto in voga negli anni Sessanta. Proseguendo in Corso Umberto, per altri 500 m, si raggiunge Piazza Indirizzo, dove sulla destra si trova l'ingresso alla Villa Belvedere, inaugurata nel XIX secolo e nel lato a nord il prospetto della Chiesa dell'Indirizzo, in stile neoclassico. Sono di minore importanza i palazzi nobiliari Musumeci (con portale d'ingresso in pietra lavica scolpita) e Calanna e le chiese di San Biagio, Santa Maria degli Angeli, dellla Madonna del Carmelo nel quartiere Carmine, San Domenico, San Filippo Neri, Santo Rocco, Maria Santissima Odigitria e Maria Santissima Maddalena. Altre chiese si trovano dislocate nei vari quartieri del Comune e il numero totale giustifica l'appelativo di città dai cento campanili.

Periferia

L'ingresso delle terme di Santa Venera nel 1921.

Alla periferia sud, si trovano le terme di Santa Venera. Costruite in stile neoclassico, sorgono all'interno del giardino inglese. Furono inaugurate nel 1873 dal barone Agostino Pennisi di Floristella e nel 1951 vennero acquisite dalla Regione Siciliana. Le terme sfruttano le stesse acque sulfuree-salso-bromo-iodiche, che venivano tradizionalmente utilizzate dai Greci e poi dai Romani, provenienti dalla zona delle antiche terme Xiphonie. A fianco delle terme, per accoglierne gli ospiti, era sorto il Grand Hotel des Bains in stile liberty ; in esso soggiornò Richard Wagner e nella piscina posta all'interno del parco venne girato il film Palombella rossa di Nanni Moretti.

 Nella provinciale per Santa Tecla si trova la chiesa del Presepe (detta anche chiesa di Santa Maria della Neve), dove è possibile ammirare un presepe del Settecento. L'edificio, edificato nell'antro di una grotta lavica nel 1752, espone all'interno una tela di Vito D'Anna.

Altro luogo caratteristico sono le chiazzette una antica trazzera (stradina) che a zig-zag conduce al mare di Santa Maria la Scala e dove si trova la seicentesca Fortezza del Tocco.

I borghi marinari

Santa Tecla, la garitta dello «Scalo Pennisi» (XVI secolo)

Santa Maria la Scala (a Scala in siciliano) , Santa Tecla, Stazzo e Pozzillo ('u Pizziddu in siciliano) sono borghi marinari stretti fra la Timpa di Acireale e il Mar Jonio e con porto peschereccio. L'economia locale si basa prettamente sulla pesca, l'imbottigliamento delle acque minerali, sulla ristorazione e sul turismo balneare.

La presenza storica del borgo di Santa Tecla è attestata già intorno al XII secolo e quindi anteriore alla fondazione di Acireale. La chiesa di Pozzillo è dedicata a Santa Margherita e risale al XIX secolo. Pozzillo amministrativamente si distingue in due frazioni Pozzillo Inferiore la parte a mare e Superiore la parte più a monte. La chiesa di Stazzo è dedicata a San Giovanni Nepomuceno e risale al XIX secolo. La presenza storica del borgo di Stazzo è attestata solo dal XIX secolo quando iniziò a sorgere in un terreno occupato dal Bosco d'Aci. La chiesa di Santa Maria la Scala risale al XVII secolo quando la frazione costituiva lo sbocco a mare di Acireale. Di rilevanza naturalistica sono le cascatelle del Miuccio.

Musei

giarreGiarre (Giarri in siciliano, che significa contenitori di terracotta) è un comune di circa 30.000 abitanti della provincia di Catania. La città è posta a metà strada tra Catania e Taormina e forma un importante polo urbano con la vicina Riposto con cui venne unita e chiamata Jonia durante il periodo fascista.

Gli abitanti sono noti come giarresi in italiano e giarroti in siciliano.

Geografia

Giarre gode di un'ottima posizione geografica perché posta tra l'Etna e il mar Ionio, attraversata dalla strada statale 114 che da Catania (da cui dista 30 Km) porta a Messina (a 70 Km di distanza). La popolazione e distribuita per quasi il 65% in città e le restante risiede nelle frazioni alcune delle quali divenute ormai veri e propri quartieri. La città ha subito anche un piccolo calo demografico dovuto in parte alla spostamento nei vicini comuni di Riposto, Mascali, Fiumefreddo.

Storia

La storia di Giarre risale ad epoche antichissime: pare infatti che, nel VII secolo a.C., coloni greci calcidesi provenienti da Naxos fondarono Kallipolis, proprio dove ora si trova la cittadina etnea. La storia recente di Giarre va di pari passo con quella della contea di Mascali, di cui la città, così come Riposto, faceva parte. Si deve infatti al vescovo di Catania, Nicola Maria Caracciolo, il popolamento progressivo della Contea di Mascali allora ancora prevalentemente ricoperta dal fitto Bosco d'Aci. Il Caracciolo, attorno alla seconda metà del XVI secolo, offrì in enfiteusi ad acesi e messinesi le terre della contea che vennero coltivate soprattutto a vite. Proprio grazie a questa opera di disboscamento fu possibile realizzare un nuovo tratto della Via Valeria (la direttrice romana Messina-Catania), che sino ad allora procedeva tortuosamente da Mascali verso l'entroterra aggirando a monte la zona. Fu così che nacquero le due piccole comunità di Giarre e Riposto. Il nome Giarre si deve al fondaco, un luogo di raccolta delle giare (ossia i recipienti dove erano contenute le merci: vino, olio, frutta, cereali). Progressivamente Giarre aumentò la sua importanza economica e il suo numero di abitanti (soprattutto acesi e messinesi popolarono la zona) e forte del suo dinamismo commerciale lottò aspramente per ottenere l'autonomia da Mascali che giunse nel 1815. Nel 1841 da Giarre si separò Riposto.

Tra il 1917 e il 1919, in seguito alla rotta di Caporetto, la città accolse un centinaio di profughi cismonesi, che vennero ospitati nella chiesa del Convento.

Durante il fascismo con decreto del maggio 1939 i due comuni di Giarre e Riposto vennero riuniti e assunsero il nome Jonia. Un decreto del 1945 ripristinò la situazione precedente con i comuni di Giarre e di Riposto divisi.

Il centro cittadino

 Il centro cittadino è la maggiore attrattiva turistica. Esso è formato dalla Piazza Duomo, dalla via Callipoli, dal corso Italia e dal quartiere Camposanto Vecchio. L'intera zona è costituita da strade in pietra lavica su cui si affacciano edifici in stile liberty (vanto della borghesia ottocentesca giarrese). Tra i palazzi di via Callipoli sono da menzionare il Palazzo Macherione (1792), il Palazzetto Bonaventura, in stile liberty e il Palazzo Quattrocchi con decorazioni in stile moresco.

In Piazza Duomo sorge imponente la Chiesa Madre di Giarre (Duomo), in stile neoclassico dedicata a Sant'Isidoro Agricola (protettore della città). Costruito in pietra bianca di Comiso presenta la facciata sormontata da due campanili a base quadrata con quattro orologi. La costruzione del Duomo durò parecchi anni: fu iniziata nel 1794 (ma il progetto della facciata attuale è successivo, dell'architetto Pietro Valente, e la chiesa fu completata nwell'aspetto attuale dall'architetto Sada solamente nel 1888.

Al suo interno sono presenti diverse tele: un quadro del pittore acese Paolo Vasta, raffigurante la Vergine e i santi, un'opera del 1849 dei calatini Giuseppe e Francesco Vaccaro, un dipinto ad olio su tela raffigurante Tobiolo che guarisce il padre, un dipinto ad olio raffigurante il martirio di S. Sebastiano, ad opera di uno dei maestri locali, il martirio di S.Agata, realizzato dai fratelli Vaccaro e due tele di Giuseppe Rapisarda raffiguranti la vergine SS. Del Rosario (1831) e l'agonia di S.Giuseppe (1832). Inoltre il Duomo conserva anche un arazzo rosso con al centro un'aquila con una croce sul petto. Sull'arazzo si nota anche uno stemma dei Borboni e le iniziali C.G. (città di Giarre) e sette torri. [2]

Alle spalle dell'abside del Duomo, in piazza Marino, v'è l'ipogeo con le antiche cripte della chiesa di S.Agata e di s. Isidoro (già esistente agli inizi del Seicento), un tempo esistente ove sorge oggi il Duomo, che fu costruito a contatto con essa. A pochissimi metri da Piazza Duomo, quindi in pieno centro, si innalza il Monumento ai Caduti, che ricorda i cittadini morti durante la Prima e la Seconda guerra mondiale.

Le chiese

 Oltre al Duomo (v. sopra), numerose sono le chiese presenti nel territorio e nelle frazioni: tra quelle del centro cittadino ricordiamo la Chiesa dell'Oratorio in stile barocchetto siciliano, strettamente legata alla venuta dei Padri Filippini a Giarre e dedicata a San Filippo Neri; la Chiesa del Carmine e la Chiesa degli Agostiniani Scalzi, detta anche "chiesa del Convento", che è una delle più antiche. Deve il suo nome per il fatto che aveva adiacente il Convento dei padri Agostiniani di Valverde, oggi divenuto il Palazzo delle Culture. Nel corso dei recenti restauri sono state rinvenute nel sottosuolo della chiesa del Convento pregevoli cripte secentesche. Degno di essere ricordato è il Santuario di Santa Maria la Strada risalente all'1081 e di fronte ad esso, il pozzo di Ruggero il Normanno (1081). I due monumenti furono edificati per volere del Conte Ruggero I che volle ringraziare la Madonna per la sua vittoria sugli arabi. Interessanti sono anche la chiesa antica di San Matteo (XVI sec.?), con le sue cripte, la nuova chiesa di san Matteo (XIX sec.),le due chiese dedicate a San Camillo, poste l'una di fronte all'altra, la chiesa di san Francesco al Carmine, la chiesa di san Leonardello (XVII sec.), la chiesa di San Giovanni Battista, a san Giovanni Montebello e la chiesa della Madonna della Provvidenza nel quartiere Macchia. Numerosi palazzi del Centro storico contengono pregevoli affreschi, alcuni dei quali dello Sciuti.

Musei

Nel territorio giarrese troviamo diversi musei :

  • Il Museo del Presepio.

  • Il Museo delle genti dell'Etna, nella frazione Macchia.

  • Il Museo-Teatro dell'Opera dei Pupi, nella sede della Pro-loco.

L'Acquario

L'Acquario Mediterraneo, sito in Piazza Mazzini 1 e inaugurato nel 2003, ospita 500 esemplari di fauna ittica, ed è ospitato da un edificio a tre piani.

Tradizioni

Le antiche tradizioni, legate al mondo contadino e menzionate anche da Giuseppe Pitrè, sono ormai scomparse. D'altronde nell'odierna città tradizioni come la benedizione dei cavalli del 17 gennaio non avrebbero l'antico valore che avevano nella società rurale. Oggi quella più viva e sentita è certamente 'u zuccu, ovvero un grande ceppo sulla Piazza Duomo acceso la vigilia di Natale, a cui ogni anno assistono molte persone.

Gastronomia

Giarre è ricca di chioschi, bar, negozi di tavola calda e pub. Accanto a prodotti come crispelle, zeppole di riso, arancini, paste di mandorla e granite, tipici della tradizione siciliana, troviamo un prodotto unico, tipico appunto di Giarre e Riposto, e cioè il cor'i cani (=cuore di cane), una particolare granita al limone e acqua (cui si può aggiungere anche menta, per renderla ancora più dissetante). Secondo la leggenda, esso prende nome da un incallito consumatore della vivanda soprannominato in questo modo.

randazzoRandazzo (Rannazzu in Siciliano) è un comune di 11.215 abitanti della provincia di Catania.

Geografia

Sorge sul versante nord occidentale dell'Etna, a 754 mt. sul livello del mare, sull'ultimo ciglione lavico di una colata preistorica, erosa dalle acque dell'Alcantara, che scorre ai piedi del suddetto ciglione, in una posizione davvero felice, non solo per il clima di mezza montagna, essendo protetta dai venti freddi del nord dalla catena dei monti Nebrodi, ma anche per l'importante nodo strategico che con le sue strade rende facilmente raggiungibili i centri di Catania (61 km), Messina (73 km), Palermo (184 km) e Enna (105 km). Randazzo si collega con la costa jonica attraverso lo sbocco sulla litoranea di Fiumefreddo di Sicilia, da cui dista 30 Km.; e con la costa tirrenica attraverso lo sbocco sulla litoranea di Capo d'Orlando, da cui dista 60 Km.

Storia

L'origine del nome e l'origine della città

Di origine prettamente medioevale, giace però su un territorio in cui si sono incontrate le più disparate civiltà: greci, romani, bizantini, arabi, normanni, aragonesi hanno lasciato tracce di alto valore documentario ed artistico in essa. Le origini del suo nome sono tuttora un mistero legato alla sua fondazione. Le antiche mura e i resti di un bagno che ancora oggi rimangono a Randazzo, ci attestano che qui c’era un centro di abitazione sin dal tempo dei Romani in Sicilia, anzi l’Arezzo, Filoteo degli Omodei, il Riccioli ed altri vogliono che Randazzo fosse abitata prima delle colonie greche.
Diamo qui di seguito le versioni attualmente accreditate :

  • Il toponimo deriverebbe, secondo l'Amari (Storia dei Musulmani di Sicilia), da un patrizio bizantino governatore di Taormina degli anni 714-745 (VIII secolo). di nome Randàches (o Randag). Esso compare per la prima volta in un diploma di Ruggero II del 1144, al quale segue, alla metà del XII secolo, un privilegio dello stesso Ruggero concernente gli abitanti di S. Lucia in territorio di Milazzo, i quali sono equiparati ai "lombardi Randacii". Esso proverebbe il precedente insediamento di una colonia di "lombardi" nel territorio randazzese, che si aggiunse ai preesistenti nuclei greco e latino. Attorno al 1154 il geografo arabo del re Ruggero II El-Edrisi descrive Randazzo come un villaggio "del tutto simile ad una cittadina con un mercato che pullula di mercanti ed artigiani", testimoniandone il particolare periodo di prosperità economica.

  • Lo storico Arezzo crede invece che Randazzo sia sorta sulle rovine di quella “Trinacium” (da Tiracia, città fondata da coloni greci) che fu distrutta dagli arabi nel IX secolo, il cui nome, corrompendosi, sarebbe divenuto Rinacium, da cui Randadum.

  • E’ opinione del geografo Filippo Cluverio che l’odierna Randazzo sorgesse nel luogo già occupato dall’antica "Tissa", questa ipotesi è suffragata da reperti archeologici rinvenuti nella zona e risalenti al periodo greco e attraverso Tissa si sarebbe sviluppata la civiltà ellenica lungo la Valle dell'Alcantara (l'antico Akenises).). Anche Cicerone nomina l’antica Tissa nelle sue orazioni contro Verre, come soggiorno di laboriosi agricoltori che non poterono opporsi alle vessazioni di quel rapace pretore inviato dai romani in Sicilia.

L’antico Stemma di Randazzo, quale antica città demaniale, oramai in disuso e sconosciuto dai più in quanto sostituito da un leone d'oro su campo rosso, era in realtà un cavallo rampante su campo azzurro. Il cavallo simbolo del valore e dell’intrepidità è il vero simbolo del cavaliere.

Della cittadina, che si trova a 754 m. s/m, sembra accertata, tuttavia, la presenza di insediamenti umani nel territorio dell'attuale Randazzo a partire dal VI secolo a.c., come testimoniano i numerosi reperti archeologici risalenti a quell'epoca rinvenuti nelle contrade S. Anastasia e Mischi. Gli esiti di ulteriori campagne di scavo attesterebbero la persistenza di agglomerati abitati nelle epoche successive fino all'epoca della dominazione araba dell'isola, durante la quale Randazzo pare abbia assunto un rilevante ruolo strategico, mantenuto, in seguito, durante il periodo normanno, al quale risale l'edificazione del presidio munito e della cinta muraria. E fu proprio alla sua particolare posizione strategica nell'itinerario che, dall'interno dell'isola, portava da Palermo a Nicosia per poi diramarsi nelle due direzioni di Catania o Messina che Randazzo dovette la sua configurazione di città possesso del demanio regio e sottratta, per questo, alle infeudazioni. Infatti Randazzo diviene città demaniale della Vallo di Demone e gli viene dato l’appellativo di “Plaena” da Federico II nel Parlamento di Messina dell’anno 1233, e il santo patrono della città è San Giuseppe. Ma l'attuale città è di origine bizantina e infatti a pochi chilometri da Randazzo si possono visitare i ruderi dì antiche chiese bizantine chiamate Cube.

Sino al sec. XVI vi si parlavano tre lingue: il greco nel quartiere San Nicola, il latino nel quartiere Santa Maria e il lombardo nel quartiere San Martino, essendosi la città formata dall'unione di tre differenti gruppi etnici; ad opera dei lombardi divenne una roccaforte dei re Normanni in lotta contro gli arabi. Randazzo ha conservato quasi interamente il suo aspetto medievale essendo stata sempre risparmiata dal vulcano pur essendo il comune più vicino al cratere centrale dell'Etna (15 km circa).

Arte

I migliori oggetti d’arte medioevale si trovano nelle chiese di S. Maria, di S. Nicola e di S. Martino, ciascuna centro dei tre quartieri delle tre diverse popolazioni. Frutto di tale disparità di razze della popolazione, furono le lotte secolari per la supremazia non solo nel campo politico ma anche fra le tre chiese che dopo dolorose vicissitudini, con accordo di transazione, funzionarono da matrice con un turno triennale. Questo titolo ora, dal 1936, data in cui si procedette alla divisione delle chiese della città, compete di diritto e di fatto alla sola chiesa di S. Maria.

Il Palazzo Reale (Casa Scala)

Costruito sotto gli ultimi re normanni. In questo palazzo vi soggiornarono:

E’ senz’altro il più famoso, tra i tanti posseduti da questa nobile ed illustre famiglia Scala. Anticamente il comune lo vendette alla famiglia Chillia e poi passo alla famiglia Scala e ancora oggi è segnalato, nei libri d’interesse artistico e turistico, come Casa Scala o Palazzo Scala, ed è sito nel quartiere di San Martino, prospiciente in via Umberto I° e confinante da levante con via Vagliasindi e da ponente via Mercurio. Esso palazzo, in stile gotico, a tre piani fuori terra, composto di un piano terreno con tre arcate di essi ne esiste solo una (Via Volta Scala), di un primo piano pericolante, in seguito al terremoto del 2 Gennaio 1693. “..Fu abbassato del pari il terzo Piano Superiore ove albergò l’Imperatore Carlo V, piccola porzione del quale oggi serve di Casa Comunale, sotto alla quale vi è l’Officina Postale, e la stanza della Guardia Urbana, per il Buon Ordine in questa Città…” Esso fabbricato aveva dalla parte di prospetto (Via Umberto) sette finestre bifore al primo piano, ed altrettante al secondo piano. Dopo la demolizione del secondo piano, in seguito a modifiche subite da detto palazzo, le finestre del primo piano in parte furono convertiti in finestroni moderni, e solo rimangono delle antiche costruzioni due finestre a colonnine all’angolo sud-ovest di esso fabbricato e la finestra murata (Via Lombardo) da cui si affacciò Carlo V che in suo onore fu chiusa affinché nessuno mai più potesse servirsene.

  • Generali Parlamenti di Sicilia tenutesi a Randazzo.

  1. Il primo sarebbe stato convocato nel Monastero di San Domenico da Federico III detto il Semplice, per sancire la definitiva sottomissione del partito Chiaramontano che faceva capo alla Famiglia Chiaramonte.

  2. Il secondo venne indetto da Artale II Alagona, tutore della Regina Maria di Sicilia, per proclamare questa erede al trono di Sicilia, e si tenne nella (Chiesa di San Nicola), nel 1366.

  3. Il terzo venne convocato dalla Regina Bianca di Navarra il 3 luglio 1411.

  4. Il quarto si tenne, sempre nella (Chiesa di San Nicola), nel 1411 sotto Ferdinando I d'Aragona.

  5. Il quinto si tenne, sempre nella (Chiesa di San Nicola), nel 1414 sotto Ferdinando I d'Aragona

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