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L a Chiesa di San Francesco di Paola si addossa al Palazzo di Città, sulla Piazza che porta lo stesso nome all’incrocio della via Cavour con la via Roma. La facciata povera di decorazioni è coperta sulla sinistra dal campanile del 1610. Curiosa la struttura del campanile privo di cuspide in quanto crollata in conseguenza del terremoto di Messina del 1908. Di più antica costruzione è la Chiesa, restaurata nel corso dei secoli. Un corpo avanzato sorretto da un portico, costruito successivamente rispetto al resto del corpo di fabbrica, costituiva il corridoio che univa il vecchio Convento dei Paolotti (abbattuto per far posto all’attuale Palazzo Municipale) al Coro della Chiesa.
L’interno della Chiesa è a una sola navata con volta a botte. Alle pareti laterali sono dei dipinti ad olio, rovinati dal tempo, che riproducono fatti e miracoli del Santo della Carità: San Francesco alla Corte del Re di Napoli, San Francesco libera un prigioniero, San Francesco guarisce uno storpio, Battaglia tra Turchi e Cristiani e apparizione di San Francesco. Sulla volta della navata in cornici a stucco, tutto l’interno è ricco di stucchi barocchi, sono tre affreschi anch’essi rovinati dal tempo: San Francesco risuscita un morto, Apoteosi di San Francesco, San Francesco risuscita un pellegrino. L’affresco della calotta dell’abside descrive la visione di San Francesco, è stato recentemente restaurato così come gran parte della chiesa stessa. I dipinti del ciclo francescano, falsamente attribuiti a Giacinto Platania, sono diversi autori e appartengono alla seconda metà del settecento. La chiesa subì infatti ampi radicali restauri alle fabbriche e alla volta nel 1775-78. All’altare maggiore è una tela dell’ottocento con Santi, ai quattro altari laterali sono le statue di Sant’Alfio e San Filipp o d’Agira di poco pregio artistico; più notevole il busto di San Francesco di Paola; celebrata infine la Madonna di Loreto in marmo, sul quale il tempo ha disteso una leggerissima patina di giallo ambrato, osservazioni, a Domenico Gagini. Nella stessa Chiesa i due altari di marmo policromo, quello maggiore e quello di San Francesco, del XVIII secolo, sono un felice esempio della bravura e del gusto barocco dei mastri marmorari catanesi del tempo. Nella sagrestia si conserva un piccolo dipinto ad olio raffigurante Sant’Agata, della seconda metà del settecento. Lavorarono, durante i secoli scorsi, nella Chiesa di San Francesco i pittori Salvatore Mignemi, Giuseppe Grasso e Antonio Freri e i marmorari Biondo di Catania e Siragò di Taormina.
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